Convegno diocesano: “Radicati e costruiti in Cristo”

Tutta l’Arcidiocesi di Ancona-Osimo si è ritrovata sabato 19 settembre nella parrocchia Santa Maria di Loreto per il convegno diocesano “Radicati e costruiti in Cristo”, dedicato alle linee di orientamento per l’attuazione del documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. Parrocchie, gruppi ecclesiali, movimenti, uffici diocesani, catechisti e insegnanti di religione si sono riuniti per riflettere insieme sul cammino che ora attende la Chiesa di Ancona-Osimo. Relatore dell’incontro è stato Mons. Gianpiero Palmieri, Vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana e Arcivescovo di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto.

Ad aprire il convegno sono stati Lucia Panzini e Daniele Sandroni, referenti diocesani del Cammino sinodale, che hanno ricordato come il percorso di questi anni non abbia prodotto soltanto documenti e indicazioni, ma abbia aiutato le comunità ad apprendere e sperimentare uno stile sinodale, fondato sull’ascolto, sul confronto e sul discernimento comunitario.

Mons. Angelo Spina ha quindi ripercorso il cammino compiuto fino ad oggi, iniziato nel 2021 con la fase narrativa, dedicata all’ascolto: «Nell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo oltre 5mila persone hanno partecipato ai tavoli sinodali, offrendo il proprio contributo». A questo primo biennio è seguita, nel 2023-2024, la fase sapienziale, dedicata al discernimento di quanto emerso dall’ascolto, e quindi la fase profetica, orientata a individuare le scelte da compiere e a tradurle in proposte concrete.

Il confronto nelle Assemblee sinodali ha condotto, nell’ottobre 2025, all’approvazione del Documento di sintesi “Lievito di pace e di speranza“, successivamente accolto dai Vescovi italiani. Nel maggio 2026 la CEI ha quindi approvato “Radicati e costruiti in Cristo, che indica le priorità e le linee di orientamento per l’attuazione del documento di sintesi nel prossimo quinquennio.

«È il cammino che è importante, la meta la sappiamo, dobbiamo camminare insieme», ha sottolineato l’Arcivescovo. Il percorso, infatti, non si conclude con l’approvazione dei documenti: «Adesso si apre, non si chiude. È il tempo in cui le Chiese locali sono chiamate a tradurre gli orientamenti maturati nel Cammino sinodale in scelte concrete da vivere nelle proprie comunità».

Mons. Angelo Spina e Mons. Gianpiero Palmieri

RADICATI IN CRISTO, GUIDATI DALLO SPIRITO SANTO

Al centro della mattinata c’è stata quindi la riflessione di Mons. Gianpiero Palmieri, che ha posto una domanda decisiva per il futuro delle comunità cristiane: come trasmettere la fede oggi? Di fronte alla diminuzione della partecipazione nelle parrocchie e alle difficoltà nell’evangelizzazione dei giovani e delle famiglie, il problema, ha osservato, non è anzitutto quello dei numeri, ma dell’entusiasmo. «Per comunicare la fede – ha detto – occorre essere ancora più profondamente radicati in Cristo: la paura e l’ansia prendono il sopravvento quando si perde la consapevolezza della presenza di Gesù. Il Signore risorto, invece, è presente nella sua Chiesa e continua a guidarla attraverso lo Spirito Santo».

Per comprendere lo stile sinodale, Mons. Palmieri ha indicato negli Atti degli Apostoli un punto di riferimento fondamentale. La Chiesa delle origini non era una comunità senza problemi: conosceva tensioni, difficoltà e crisi, ma le affrontava in maniera sinodale. «La sinodalità non è un’invenzione di Papa Francesco, – ha spiegato – ma appartiene alla vita stessa della Chiesa».

Davanti alle difficoltà pastorali di oggi, la domanda non può essere soltanto «che cosa possiamo fare?», ma anzitutto: «Signore, che cosa vuoi che facciamo?». Palmieri ha così proposto l’immagine di tre “finestre” da aprire per comprendere la volontà di Dio e lasciarsi guidare dallo Spirito Santo.

LE TRE FINESTRE DA APRIRE PER CAPIRE LA VOLONTÀ DI DIO

La prima è l’ascolto della Scrittura e della tradizione della Chiesa. Di fronte alle grandi questioni del nostro tempo – dalla secolarizzazione alla difficoltà di coinvolgere i giovani nella fede – occorre tornare alla Parola di Dio, facendo memoria di ciò che Gesù ha detto e fatto. Nella Scrittura possono già trovarsi le coordinate necessarie per comprendere la strada da percorrere.

La seconda finestra è l’ascolto reciproco. Negli Atti degli Apostoli, ha ricordato Palmieri, davanti ai problemi non viene coinvolta soltanto una cerchia di esperti: la comunità è chiamata ad ascoltarsi. Con il Battesimo, infatti, «tutti abbiamo ricevuto l’unzione dello Spirito Santo e abbiamo il senso della fede, il sensus fidei». Per questo è importante ascoltarsi reciprocamente: nessuno possiede da solo l’intera visione della realtà: «Io vedo una parte della realtà; solo grazie ai miei fratelli vedrò anche le altre parti». Se non ci si ascolta, dunque, si rischia di sbagliare.

La terza finestra riguarda l’ascolto dei segni dei tempi. Occorre ascoltare «tutti, tutti, tutti», come diceva Papa Francesco, ed è necessario guardare ai profondi cambiamenti della società. Il mondo giovanile, ad esempio, è molto diverso da quello di alcuni decenni fa: le domande esistenziali dei giovani sono sempre più profonde e chiedono alla Chiesa una capacità nuova di ascolto.

«Le tre finestre, – ha sottolineato Palmieri – devono essere aperte tutte e tre: se ne viene trascurata una, il discernimento ecclesiale rischia di essere incompleto e diventa più difficile comprendere ciò che il Signore chiede alla Chiesa».

Tavoli sinodali

PRESENTARE CRISTO VIVO AGLI UOMINI DEL NOSTRO TEMPO

Attraverso la lettura dei capitoli 15-18 degli Atti degli Apostoli, Mons. Palmieri si è poi soffermato sull’esperienza missionaria di san Paolo. L’incontro con mondi e culture differenti costrinse l’Apostolo a interrogarsi continuamente sul modo di annunciare il Vangelo. Anche le difficoltà e gli insuccessi diventarono occasione per comprendere che non bastava ripetere sempre le stesse modalità.

Da qui una consegna anche per la Chiesa di oggi: «Come san Paolo, dobbiamo trovare i modi per presentare agli uomini del nostro tempo Cristo vivo». Il kerygma, ha spiegato, non è solo un annuncio verbale. «Tutta la vita della Chiesa, attraverso ciò che dice e ciò che fa, deve permettere alle persone di incontrare Gesù non come un personaggio del passato, ma come il Signore risorto e vivo».

Alla relazione sono seguiti i tavoli sinodali, nei quali i partecipanti si sono confrontati a partire da tre domande: se si lasciano schiacciare dalla realtà che cambia, dalle delusioni e dai fallimenti pastorali e quale spazio danno ai sogni e ai sognatori ispirati da Dio; come si sta realizzando nelle diverse realtà pastorali la recezione delle novità sinodali; e, alla luce delle priorità indicate dai Vescovi, da quali prospettive sia realisticamente possibile partire nella propria realtà pastorale.

La mattinata si è conclusa nuovamente in chiesa con la preghiera finale, affidando al Signore quanto emerso dall’ascolto e dal confronto, per proseguire il cammino nella comunione, nella partecipazione e nella missione, radicati e costruiti in Cristo.

FOTO